Comitato Scientifico
Enrico Malato, Presidente; † Giovanni Aquilecchia, Nino Borsellino, Riccardo Bruscagli, Giulio Ferroni, † Giuliano Innamorati, Paul Larivaille, † Giorgio Padoan, † Giorgio Petrocchi, Paolo Procaccioli (Segretario)

Il “pregiudizio moralistico” ha pesato, com’è noto, per oltre quattro secoli sul nome e sull’opera di Pietro Aretino, costretti a una circolazione clandestina, sottratti da un lato a una pratica editoriale corretta e responsabile, dall’altro, in conseguenza, a una lettura e quindi a un giudizio consapevole, fondato sulla conoscenza dei testi.

La scarsa conoscenza dei testi è del resto, probabilmente, alla base della nota demolizione di Francesco De Sanctis, in quella Storia della letteratura italiana che è stata a lungo un punto di riferimento della critica letteraria nostrana: « Fu creduto un grand’uomo sulla sua fede. [ . . . ] Morí a sessantacinque anni, il 1557 [1556], e di tanto nome non rimase nulla. Le sue opere poco poi furono dimenticate, la sua memoria è infame; un uomo ben educato non pronunzierebbe il suo nome innanzi a una donna ».
In realtà è singolare che a fronte di un giudizio così severo, che esprime una valutazione morale in cui è assente ogni considerazione di ordine critico-letterario, De Sanctis abbia poi riservato a Pietro Aretino un intero capitolo dei sei dedicati nella sua Storia al grande secolo del Rinascimento, dopo un capitolo riservato a Machiavelli e un altro riservato a Tasso: un “grande”, si direbbe, fra i “grandi”.
Del resto, anche il giudizio storico (« Le sue opere poco poi furono dimenticate ») è inesatto, perché le opere di Pietro Aretino ebbero circolazione, sia pure sotterranea, come si è detto: e qualcosa lo stesso De Sanctis deve aver letto, per poterne scrivere in quei termini (cfr. Enrico Malato, Gli studi su Pietro Aretino negli ultimi cinquant’anni, in Pietro Aretino nel Cinquecentenario della nascita, tomo II pp. 1127-50, alle pp. 1133 sgg.).

Dopo un lungo, lento, incerto processo di “recupero”, che parte dalla fine dell’Ottocento e avanza timidamente nel Novecento, la piena “riabilitazione” di Pietro Aretino e il pieno recupero di una straordinaria personalità di scrittore al panorama della letteratura italiana del Cinquecento avviene in tempi relativamente recenti.
Nel secondo dopoguerra si avvia una discreta attività editoriale che offre edizioni non mercenarie delle sue opere, delle Lettere, del Teatro, poi anche degli scabrosi dialoghi, i famigerati Ragionamenti, che tuttavia ancora nel 1969, comparendo in una collana editoriale di alta caratura, «Gli Scrittori d’Italia » di Laterza, avvertono il bisogno di mimetizzarsi dietro un titolo coperto e ambiguo, sostanzialmente falso e sorprendente in quella sede: Sei giornate. Ed era già avviata la “rivoluzione dei costumi” del 1968, di cui ancora non si erano, tuttavia, prodotti in modo visibile i primi effetti (cfr. Malato, op. cit., pp. 1136 sgg.).
In questo contesto culturale è maturata l’iniziativa di promuovere l’Edizione Nazionale delle Opere di Pietro Aretino, istituita con D.M. del 10 febbraio 1987: ideata da alcuni studiosi che poco dopo sarebbero stati fondatori del Centro Pio Rajna, fatta propria dal Centro già all’atto della sua fondazione, l’anno successivo, e portata avanti con grande determinazione.

Iniziate le pubblicazioni nel 1992, in coincidenza con il Cinquecentenario della nascita di Pietro, che fu anche l’occasione di un grande Convegno internazionale promosso dal Centro Pio Rajna, risultano disponibili a oggi: parte della sezione I (1 tomo su 2 previsti), la sezione II, gran parte della sezione IV (6 tomi su 7 previsti), le sezioni V, VI, VII, IX. Sono in avanzata preparazione le sezioni III e VIII.