I considerevoli progressi maturati nell’ambito di discipline che hanno per oggetto la trasmissione materiale del pensiero, come la codicologia, la paleografia, la storia della miniatura, hanno arricchito considerevolmente le nostre conoscenze sulla storia della cultura e della mentalità e posto nuove, ineludibili questioni ai filologi e agli storici della letteratura. Una serie di aspetti fino a qualche decennio fa quasi del tutto trascurati dagli studiosi, come l’analisi dei supporti scrittori e delle antiche tecniche di produzione, trasmissione e di conservazione del libro, o il sistematico studio delle culture grafiche, o ancora la cura per la mise en page e il rapporto del testo con apparati metatestuali come illustrazioni e commento, hanno mostrato che il libro non è solo un testimone passivo del testo che tramanda, ma anche un’inesauribile fonte di indizi sugli atteggiamenti e le disposizioni culturali, ideologiche, morali e psicologiche di coloro che lo hanno commissionato, realizzato e conservato. Uno storico, un filologo che non padroneggi i due aspetti complementari del libro, inteso come fonte documentaria e come oggetto materiale meritevole di studio autonomo, difficilmente riuscirà a cogliere il complesso di significazioni di cui è portatore, a comprenderne il contesto e a farne oggetto di una critica consapevole. Materia e testo del codice sono dunque aspetti complementari e dinamici di una stessa realtà da indagare nel loro rapporto reciproco e da consegnare a una valutazione unitaria.
Il Convegno intende pertanto esaminare le feconde implicazioni e ricadute che tali prospettive di ricerca hanno imposto nell’esame delle tradizioni manoscritte, nelle soluzioni editoriali e nelle valutazioni storico-critiche della produzione di Dante, Petrarca e Boccaccio.
Il convegno è stato realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.